Bambini, teledipendenza e famiglia in
prospettiva pedagogica
Questo mese riportiamo qualche spunto di
riflessione sul tema dell’ambito bambino-televisione-famiglia
prendendo spunto da una conversazione del prof. Milani contenuta nel
DVD edito da Famiglie Nuove dal titolo “Famiglia e Società,
nuovi percorsi nell’educare”.
Affrontiamo il tema
vasto del rapporto bambino – tv – famiglia in termini di
comunicazione in funzione formativa, anche se oggi sarebbe
necessario, assieme alla tv, includere anche internet: in questo
intervento ci limitiamo a prendere in considerazione solamente la
tv.
Il rapporto bambino – tv – famiglia è un problema che è
stato sottoposto a studio e ricerche in ambito psicopedagogico
soprattutto a partire dagli inizi degli anni ’70. Ciò è stato
determinato dal fatto che ci si è accorti che l’uso della
televisione ha iniziato a portare delle conseguenze, spesso negative,
nella vita delle persone adulte e dei minori, soprattutto perché
sovente l’uso si è trasformato in abuso.
La televisione è un
mezzo e in quanto tale non è né buono né cattivo, tutto dipende
dall’uso che noi ne facciamo: ciò comporta una responsabilità nel
suo uso in particolare se siamo educatori di minori.
Sono
molteplici gli usi della tv in famiglia e altrettanti possono essere
gli effetti positivi che possono derivare da un suo impiego “saggio”.
Tuttavia è importante denunciare, in prospettiva pedagogica, alcuni
rischi che ci possono essere nell’utilizzo della tv. Molte ricerche
statistiche effettuate confermano alcuni trend negativi: per es. il
63% delle famiglie in provincia di PD possiede più di 2 televisioni.
Questo semplice dato richiama subito l’attenzione su una
inclinazione non certo positiva, il tasso di affollamento pro capite
di televisori è piuttosto alto e ciò può significare un pericolo
di frantumazione in entità separate della famiglia nel suo interno e
quindi un “impallidirsi” delle relazioni intra-famigliari. Tanti
televisori possono tradursi in un uso individuale degli apparecchi e
quindi, per i familiari, un trovarsi da soli a casa davanti allo
schermo. Spesso tale atteggiamento è un pretesto per evitare
possibili conflitti con gli altri membri della famiglia, per esempio
nella scelta del programma da vedere in quanto ciascuno può avere
gusti e preferenze diverse nella scelta dei programmi. Da un punto di
vista comunicativo e pedagogico è meglio il confronto e la
discussione piuttosto che l’uso individualistico del mezzo.
Altri dati inerenti a ricerche effettuate sul
“consumo di tv da parte dei bambini” indicano che i bambini
stanno più ore davanti alla tv che a scuola: si guarda la tv già la
mattina presto, facendo colazione, fino alla sera tardi, di notte. In
bibliografia ormai si parla di televisiomania, alluvione televisiva,
droga televisiva, i bambini con le antenne in testa, ecc.
Il
fenomeno è rilevante sia quantitativamente che qualitativamente le
cui cause sono molteplici. Prime fra tutte l’influenza accresciuta
del mezzo televisivo che da bianco e nero è divenuto a colori e
tecnologicamente avanzato, molti canali a disposizione che inducono
lo spettatore per esempio allo zapping, una frammentazione che
spesso può ripercuotersi su una frammentazione del nostro io,
programmazione a tutte le ore – 24 ore la giorno. Un’altra causa
importante che rende la tv pericolosamente negativa è la debolezza
pedagogica della famiglia perché si fa spesso un uso distorto della
tv, per esempio utilizzandola quale baby sitter. In questo caso la tv
sostituisce la presenza dei genitori, degli gli adulti, che hanno il
compito educativo di accompagnare i bambini nel processo di crescita:
il processo di apprendimento nel bambino non avviene più
esclusivamente nell’apprendere dai genitori ma anche da quanto la
tv, con i suoi programmi, insegna in termini di modelli di
comportamento. La tv diviene una “magica” soluzione di cui i
genitori possono facilmente disporre, perché la tv accesa blocca i
bambini. Il compito dell’educatore viene abdicato a favore della tv
e ciò comporta il fatto che vengono inserite, nel percorso educativo
del bambino, questioni e modelli inadatti ed inopportuni alla sua
età.
I bambini preferiscono altro, non la tv: spesso gli
educatori scordano che ai bambini piace giocare con gli amici,
leggere storie, uscire con i genitori, e non starsene per forza
ipnotizzati davanti allo schermo. Alcune volte è vero che per i
genitori la tv è una scelta obbligata perché frequentemente si
trovano da soli davanti alle esigenze educative dei figli: spesso
manca la presenza fisica e psicologica di adulti capaci di
accompagnamento dei genitori nell’educazione dei figli. Solitudine
priva di alternativa che porta alla scelta obbligata all’uso della
tv favorendo ancora di più la solitudine educativa che innesca
l’inizio di un circolo vizioso solitario senza uscita.
La
debolezza della famiglia in termini educativi viene spesso espressa
dal cattivo esempio degli adulti che danno ai bambini: gli stessi
adulti abusano spesso della tv, per esempio è una delle prime cose
che vengono accese appena tornati a casa o è un qualcosa che rimane
sempre accesa durante i pasti e le attività di cucina. Con la tv
accesa non si comunica o meglio, si comunica agli altri componenti
della famiglia che non si vuole comunicare. E’ così che i figli,
bisognosi di identificarsi con modelli adulti, acquisiscono modelli
deviati di comportamento che li porteranno a copiare ciò che hanno
imparato e che in questo caso sarà una dipendenza dal mezzo
televisivo.
Un’altra causa di abuso della tv è la mancanza di
alternative nel tessuto socio-culturale-territoriale in cui le
famiglie vivono: mancano spazi verdi, parchi gioco e luoghi di
socialità provocando la scelta obbligata della tv in casa,
soprattutto quale “attività” per i bambini. In questo senso è
necessario un miglioramento di qualità di vita sociale del nostro
territorio ed è ciò che ciascuno di noi deve sforzarsi di chiedere
alla propria rappresentanza politica ed istituzionale.
Alla luce
di tutto questo, forse potrebbe essere una saggia proposta scegliere
di non avere la tv in casa in modo da evitare che possa divenire la
“persona” più importante della famiglia!
Passando al tema
degli effetti dell’uso indiscriminato della tv è necessario
premettere due cose: con la tv la comunicazione è unidirezionale,
cioè la tv è l’emittente mentre lo spettatore è il ricevente.
Ciò è anche aggravato dal fatto che i programmi televisivi sono
prodotti per una massa informe di spettatori, completamente
spersonalizzata. Tale evidenza porta alla consapevolezza che la
comunicazione televisiva utilizza tecniche di comunicazione di grande
efficacia per far sì che la massa dei fruitori esprima delle
preferenze e quindi contribuisca a fare audience utilizzando forme di
persuasione spesso occulta che trasforma lo spettatore in un oggetto.
L’equazione spettatore=oggetto è del tutto veritiera.
Inoltre è
bene sempre tener presente che il bambino non ha una capacità
critica reattiva, non sa discernere ciò che è buono e cattivo,
giusto e sbagliato, fantasia e realtà, è quindi sottoposto a un
bombardamento televisivo di messaggi e immagini spesso contradditori
che lo mette nell’incapacità di una sintesi: egli rimane così
inchiodato davanti allo schermo provocando una paralisi
cognitiva.
Affrontiamo quindi i possibili effetti
negativi dell’uso della tv elencandoli punto per
punto:
- dipendenza. Indipendentemente
dai contenuti quando un bambino o un adulto restano davanti allo
schermo ne divengono a poco a poco vittima, schiavo provocando un
bisogno che lo rende dipendente, come quando si ha bisogno
dell’assunzione costante di una sostanza.
- passività.
Il bambino stando seduto davanti alla tv diventa un ricettore
passivo: il telecomando è solo uno strumento che dà l’illusione
del potere sul mezzo e che al contrario ipnotizza ancora di più. Il
bambino si abitua a essere spettatore passivo rischiando poi di
assumere lo stesso atteggiamento da spettatore passivo anche nella
vita.
- criticità. Si può rischiare di
divenire acritici nella vita, credendo a tutto ciò che viene
trasmesso in televisione… “lo ha detto la tv allora è
vero”.
- assunzione di modelli di
comportamento.
- fascino dello spot.
In media, in un anno, un bambino vede qualcosa come 10.000 spot
televisivi che rappresentano una continua rievocazione inconscia che
lo spettatore è colui il quale deve comprare qualcosa. Con questo
bombardamento di messaggi di acquisto può passare forte il messaggio
che la vita è materialismo, è consumismo, che è fatta di
compravendite e che esse siano le cose più importanti. In
quest’ottica l’uomo diviene importante nella misura in cui è
capace di acquistare e consumare.
- violenza.
La violenza, per molti versi, la si impara vedendola. Un bambino
assiste a molteplici atti di violenza guardando la tv, 8 programmi su
10 contengono esperienze di violenza: a 18 anni un ragazzo ha ormai
visto in media 13.000 assassini.
- scomparsa del
gioco. Il bambino è gioco, l’equazione bambino=gioco è
indispensabile a una sana crescita psicofisica del piccolo, la vita
dell’infanzia si esprime attraverso la funzione ludica dove
spontaneità, creatività, fantasia devono esprimersi… il bambino
deve immaginare e creare con la fantasia. L’assenza di gioco, lo
stare davanti alla tv, è inibizione del modo di essere naturale del
bambino che può creare frustrazioni che hanno la forza di essere
l’inizio di patologie come depressioni infantili.
Non
dovremmo mai dimenticare, citando Leibniz, che “scienza senza
coscienza è rovina dell’anima”. Ricordiamoci sempre che il
bambino ha bisogno di correre, uscire, giocare, stare con i genitori,
partecipare alla loro vita invece di essere un “oggetto” che
guarda passivamente.
Intervento del prof Giuseppe Milan
contenuto nel DVD dal titolo "Famiglia e Società, nuovi
percorsi nell’educare"
E' possibile chiedere copia del
DVD a Famiglie Nuove
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