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AZUR è presente e attiva sul mercato da più di 35 anni. Situata tra le verdi vallate del Chianti, è una tra le maggiori aziende in Italia nel campo degli arredi per la Prima Infanzia. Realizzare cose belle, utili, che possano essere funzionali alle esigenze delle mamme e accogliere, in piena sicurezza e in grande armonia, i primi passi del bambino è la nostra mission. Creatività, artigianalità, amore per il bello. AZUR in questi anni ha raccolto le sfide di un mercato in continua evoluzione ed è cresciuta rinnovandosi continuamente e creando sempre nuove linee di prodotti. I prodotti a marchio AZUR e il “segreto” che li anima sono a disposizione nei 600 punti vendita sparsi sull’intero territorio nazionale. AZUR distribuisce i prodotti a marchio BEABA e BEBECAR sul territorio nazionale.

mercoledì 20 ottobre 2010

La perdita di un figlio


La riscoperta della gioia dei piccoli avvenimenti quotidiani
Questo mese siamo felici di pubblicare un'esperienza di una nostra collaboratrice, Candy, che ha sperimentato, anche nella tragicità della vita, che il valore delle piccole cose quotidiane possono dare gioia e senso alla vita.
"Diventare mamma è la cosa più stupenda che mi sia mai capitata in questa vita, e devo dire la verità che non avrei mai immaginato quanto bello, meraviglioso e coraggioso potesse essere far nascere un figlio.
In questi ultimi tre anni con l’arrivo del nostro piccolo José Manuel ho imparato tantissimo dalla vita. José Manuel era davvero un sole!, potevo passare ore solamente a guardarlo, e poi tanta pazienza, tanto amore, tanti sogni...
La vita, lo so, è un mistero, non potremo mai sapere il perché delle cose, però sono convinta che bisogna andare sempre avanti! Poco dopo la nascita di José abbiamo saputo che il nostro piccolo aveva una terribile malattia che pian piano lo ha portato "in cielo", in soli pochi mesi. Da parte mia e di mio marito non abbiamo fatto altro che amarlo più che potevamo, sapendo che da lì a poco sarebbe “volato in cielo” e abbiamo cercato di cogliere ogni attimo della sua vita con gioia, per amore a lui.

Sono passati ormai due anni dalla sua partenza al cielo, e con grande gioia ora con noi c’è il nostro secondo bambino, Nicolas Nicodemo, di 11 mesi. Ora posso dire che essere mamma per me è godere della presenza di mio figlio apprezzando tutto quello che la vita ci sta regalando, soprattutto nelle piccole cose: ogni sorriso anche se piccolo, i momenti di gioco, anche quando sono stanca e lui piange e devo alzarmi la notte per dargli da mangiare, oppure quando avrei tanta voglia di disegnare al computer come facevo prima ma non posso per accudirlo. Ora la mia vita ruota attorno a lui. Bisogna avere tanta pazienza e quando sarà il momento potrò ritornare a fare il mio lavoro.
Nel frattempo mi dico sempre che Nico lo potrò veder crescere solamente una volta, quindi ne devo approfittare di questa unica occasione."

E così nella nostra vita familiare quotidiana sono tanti i momenti dove possiamo dire Grazie Dio per mio figlio!, nonostante la tragica perdita di José Manuel.
Grazie Candy per questa splendida esperienza e complimenti per la vostra bellissima famiglia.

martedì 3 agosto 2010

Dirgli la verita' o no? In caso di adozione che fare?


In questo articolo abbiamo preso spunto da una risposta di Ezio Aceti pubblicata su Città Nuova che risponde a due genitori di Viterbo che hanno da poco adottato un bambino.
Da un mese abbiamo adottato Manuel, un bellissimo bambino di 15 mesi. Ci poniamo alcune domande: avendolo adottato così piccolino, è giusto dirglielo? In che modo? E poi, essendo scuro di carnagione, come si inserirà con gli altri? E poi, riusciremo a rispettare le sue inclinazioni naturali?.
Ezio Aceti così Risponde... "E poi, e poi... Quante domande ci poniamo come genitori! Il timore di sbagliare ci accompagna sempre. Forse, ciò sta a indicare una verità fondamentale, ossia che i figli (naturali o adottati) non sono nostri e non ci appartengono, ma ci sono affidati e proprio per questo dobbiamo averne la massima cura. Però, stiamo sereni perché se amiamo e le nostre intenzioni sono rivolte al bene tollerando anche gli eventuali nostri errori, allora possiamo essere sicuri che tutto andrà per il meglio. Vi ringrazio delle vostre domande perché mi danno la possibilità di parlare un po' dell'adozione. Essa è una realtà bellissima ed importante che testimonia il valore della famiglia come contesto vitale per ciascun bambino. Ciò che è importante per voi è quello di essere una vera famiglia, in grado di comprendere i bisogni e le necessità del figlio: la famiglia perfetta non esiste (penso che sarebbe anche un po' noiosa!). Esiste la famiglia umana, con la sua storia e le sue risorse. E allora cosa dire, cosa fare? Anche se i compiti di tutte le famiglie sono gli stessi, le adozioni non sono tutte uguali. Si possono adottare neonati, bambini piccoli in età prescolare (come il caso del nostro piccolo Manuel), bambini già in età scolare o addirittura adolescenti; bambini italiani, europei, di altri continenti con culture e tradizioni diverse. Inoltre, è opportuno tener conto che i genitori biologici possono essere morti o viventi, si possono contattare oppure no. Infine, bisogna avere presente che i bambini possono ricordarsi dei loro primi genitori ed anche dei loro primi anni di vita, oppure non avere alcun ricordo. Nonostante ogni realtà sia diversa, ciò che importa è come il bambino riesca ad accettare e ad integrare nella sua vita l'adozione, considerandola come un evento coerente della sua storia. Proprio per questo motivo, bisogna sempre dire al bambino la verità. Certo le parole da usare debbono essere semplici e rispettose del suo livello emotivo e affettivo e soprattutto, dopo aver detto al bambino la verità possibile (non è sempre necessario comunicare tutti i particolari), non bisogna mai fare domande dirette per verificare se ha capito. Sarà il bambino stesso a chiedere ciò che gli serve. E se non chiede, significa che va bene così, che quanto è stato detto è sufficiente. Generalmente occorre comunicare subito al bambino che è stato adottato e, per bambini così piccoli come Manuel, ciò sarà per lui un'informazione che riceve insieme a tante altre. Man mano che crescerà incomincerà a rendersi conto del colore della sua pelle e porrà domande specifiche, alle quali occorrerà rispondere con verità e semplicità. L'importante è la serenità degli adulti: Se si è tranquilli nel rivelare la verità e nel rispondere alle domande che inevitabilmente seguiranno, ciò si trasmetterà al bambino, che accetterà la sua condizione come un dato di fatto, una realtà fra le tante altre della vita.

A proposito delle parole da dire, la psicologa infantile Anna Oliverio Ferraris scrive: La scelta delle parole è significativa. Se, per esempio stiamo parlando della madre biologica, è meglio evitare di indicarla come la tua vera mamma perché questo può indurre a pensare che i genitori adottivi non sono dei veri genitori. Con i più grandicelli si può dire la prima mamma. Con i più piccoli la mamma-pancia o qualcosa del genere. Leggere o raccontare una storiella simpatica su un bimbo o una bimba adottata è una strategia efficace per introdurre il racconto della adozione. (Anna Oliverio Ferraris, Le parole dei bambini, Rizzoli)".

venerdì 23 luglio 2010

La televisione in famiglia


Bambini, teledipendenza e famiglia in prospettiva pedagogica
Questo mese riportiamo qualche spunto di riflessione sul tema dell’ambito bambino-televisione-famiglia prendendo spunto da una conversazione del prof. Milani contenuta nel DVD edito da Famiglie Nuove dal titolo “Famiglia e Società, nuovi percorsi nell’educare”.
Affrontiamo il tema vasto del rapporto bambino – tv – famiglia in termini di comunicazione in funzione formativa, anche se oggi sarebbe necessario, assieme alla tv, includere anche internet: in questo intervento ci limitiamo a prendere in considerazione solamente la tv.
Il rapporto bambino – tv – famiglia è un problema che è stato sottoposto a studio e ricerche in ambito psicopedagogico soprattutto a partire dagli inizi degli anni ’70. Ciò è stato determinato dal fatto che ci si è accorti che l’uso della televisione ha iniziato a portare delle conseguenze, spesso negative, nella vita delle persone adulte e dei minori, soprattutto perché sovente l’uso si è trasformato in abuso.
La televisione è un mezzo e in quanto tale non è né buono né cattivo, tutto dipende dall’uso che noi ne facciamo: ciò comporta una responsabilità nel suo uso in particolare se siamo educatori di minori.
Sono molteplici gli usi della tv in famiglia e altrettanti possono essere gli effetti positivi che possono derivare da un suo impiego “saggio”. Tuttavia è importante denunciare, in prospettiva pedagogica, alcuni rischi che ci possono essere nell’utilizzo della tv. Molte ricerche statistiche effettuate confermano alcuni trend negativi: per es. il 63% delle famiglie in provincia di PD possiede più di 2 televisioni. Questo semplice dato richiama subito l’attenzione su una inclinazione non certo positiva, il tasso di affollamento pro capite di televisori è piuttosto alto e ciò può significare un pericolo di frantumazione in entità separate della famiglia nel suo interno e quindi un “impallidirsi” delle relazioni intra-famigliari. Tanti televisori possono tradursi in un uso individuale degli apparecchi e quindi, per i familiari, un trovarsi da soli a casa davanti allo schermo. Spesso tale atteggiamento è un pretesto per evitare possibili conflitti con gli altri membri della famiglia, per esempio nella scelta del programma da vedere in quanto ciascuno può avere gusti e preferenze diverse nella scelta dei programmi. Da un punto di vista comunicativo e pedagogico è meglio il confronto e la discussione piuttosto che l’uso individualistico del mezzo.

Altri dati inerenti a ricerche effettuate sul “consumo di tv da parte dei bambini” indicano che i bambini stanno più ore davanti alla tv che a scuola: si guarda la tv già la mattina presto, facendo colazione, fino alla sera tardi, di notte. In bibliografia ormai si parla di televisiomania, alluvione televisiva, droga televisiva, i bambini con le antenne in testa, ecc.
Il fenomeno è rilevante sia quantitativamente che qualitativamente le cui cause sono molteplici. Prime fra tutte l’influenza accresciuta del mezzo televisivo che da bianco e nero è divenuto a colori e tecnologicamente avanzato, molti canali a disposizione che inducono lo spettatore per esempio allo zapping, una frammentazione che spesso  può ripercuotersi su una frammentazione del nostro io, programmazione a tutte le ore – 24 ore la giorno. Un’altra causa importante che rende la tv pericolosamente negativa è la debolezza pedagogica della famiglia perché si fa spesso un uso distorto della tv, per esempio utilizzandola quale baby sitter. In questo caso la tv sostituisce la presenza dei genitori, degli gli adulti, che hanno il compito educativo di accompagnare i bambini nel processo di crescita: il processo di apprendimento nel bambino non avviene più esclusivamente nell’apprendere dai genitori ma anche da quanto la tv, con i suoi programmi, insegna in termini di modelli di comportamento. La tv diviene una “magica” soluzione di cui i genitori possono facilmente disporre, perché la tv accesa blocca i bambini. Il compito dell’educatore viene abdicato a favore della tv e ciò comporta il fatto che vengono inserite, nel percorso educativo del bambino, questioni e modelli inadatti ed inopportuni alla sua età.
I bambini preferiscono altro, non la tv: spesso gli educatori scordano che ai bambini piace giocare con gli amici, leggere storie, uscire con i genitori, e non starsene per forza ipnotizzati davanti allo schermo. Alcune volte è vero che per i genitori la tv è una scelta obbligata perché frequentemente si trovano da soli davanti alle esigenze educative dei figli: spesso manca la presenza fisica e psicologica di adulti capaci di accompagnamento dei genitori nell’educazione dei figli. Solitudine priva di alternativa che porta alla scelta obbligata all’uso della tv favorendo ancora di più la solitudine educativa che innesca l’inizio di un circolo vizioso solitario senza uscita.
La debolezza della famiglia in termini educativi viene spesso espressa dal cattivo esempio degli adulti che danno ai bambini: gli stessi adulti abusano spesso della tv, per esempio è una delle prime cose che vengono accese appena tornati a casa o è un qualcosa che rimane sempre accesa durante i pasti e le attività di cucina. Con la tv accesa non si comunica o meglio, si comunica agli altri componenti della famiglia che non si vuole comunicare. E’ così che i figli, bisognosi di identificarsi con modelli adulti, acquisiscono modelli deviati di comportamento che li porteranno a copiare ciò che hanno imparato e che in questo caso sarà una dipendenza dal mezzo televisivo.
Un’altra causa di abuso della tv è la mancanza di alternative nel tessuto socio-culturale-territoriale in cui le famiglie vivono: mancano spazi verdi, parchi gioco e luoghi di socialità provocando la scelta obbligata della tv in casa, soprattutto quale “attività” per i bambini. In questo senso è necessario un miglioramento di qualità di vita sociale del nostro territorio ed è ciò che ciascuno di noi deve sforzarsi di chiedere alla propria rappresentanza politica ed istituzionale.
Alla luce di tutto questo, forse potrebbe essere una saggia proposta scegliere di non avere la tv in casa in modo da evitare che possa divenire la “persona” più importante della famiglia!

Passando al tema degli effetti dell’uso indiscriminato della tv è necessario premettere due cose: con la tv la comunicazione è unidirezionale, cioè la tv è l’emittente mentre lo spettatore è il ricevente. Ciò è anche aggravato dal fatto che i programmi televisivi sono prodotti per una massa informe di spettatori, completamente spersonalizzata. Tale evidenza porta alla consapevolezza che la comunicazione televisiva utilizza tecniche di comunicazione di grande efficacia per far sì che la massa dei fruitori esprima delle preferenze e quindi contribuisca a fare audience utilizzando forme di persuasione spesso occulta che trasforma lo spettatore in un oggetto. L’equazione spettatore=oggetto è del tutto veritiera.
Inoltre è bene sempre tener presente che il bambino non ha una capacità critica reattiva, non sa discernere ciò che è buono e cattivo, giusto e sbagliato, fantasia e realtà, è quindi sottoposto a un bombardamento televisivo di messaggi e immagini spesso contradditori che lo mette nell’incapacità di una sintesi: egli rimane così inchiodato davanti allo schermo provocando una paralisi cognitiva.

Affrontiamo quindi i possibili effetti negativi dell’uso della tv elencandoli punto per punto:
- dipendenza. Indipendentemente dai contenuti quando un bambino o un adulto restano davanti allo schermo ne divengono a poco a poco vittima, schiavo provocando un bisogno che lo rende dipendente, come quando si ha bisogno dell’assunzione costante di una sostanza.
- passività. Il bambino stando seduto davanti alla tv diventa un ricettore passivo: il telecomando è solo uno strumento che dà l’illusione del potere sul mezzo e che al contrario ipnotizza ancora di più. Il bambino si abitua a essere spettatore passivo rischiando poi di assumere lo stesso atteggiamento da spettatore passivo anche nella vita.
- criticità. Si può rischiare di divenire acritici nella vita, credendo a tutto ciò che viene trasmesso in televisione… “lo ha detto la tv allora è vero”.
- assunzione di modelli di comportamento.
- fascino dello spot. In media, in un anno, un bambino vede qualcosa come 10.000 spot televisivi che rappresentano una continua rievocazione inconscia che lo spettatore è colui il quale deve comprare qualcosa. Con questo bombardamento di messaggi di acquisto può passare forte il messaggio che la vita è materialismo, è consumismo, che è fatta di compravendite e che esse siano le cose più importanti. In quest’ottica l’uomo diviene importante nella misura in cui è capace di acquistare e consumare.
- violenza. La violenza, per molti versi, la si impara vedendola. Un bambino assiste a molteplici atti di violenza guardando la tv, 8 programmi su 10 contengono esperienze di violenza: a 18 anni un ragazzo ha ormai visto in media 13.000 assassini.
- scomparsa del gioco. Il bambino è gioco, l’equazione bambino=gioco è indispensabile a una sana crescita psicofisica del piccolo, la vita dell’infanzia si esprime attraverso la funzione ludica dove spontaneità, creatività, fantasia devono esprimersi… il bambino deve immaginare e creare con la fantasia. L’assenza di gioco, lo stare davanti alla tv, è inibizione del modo di essere naturale del bambino che può creare frustrazioni che hanno la forza di essere l’inizio di patologie come depressioni infantili.

Non dovremmo mai dimenticare, citando Leibniz, che “scienza senza coscienza è rovina dell’anima”. Ricordiamoci sempre che il bambino ha bisogno di correre, uscire, giocare, stare con i genitori, partecipare alla loro vita invece di essere un “oggetto” che guarda passivamente.

Intervento del prof Giuseppe Milan contenuto nel DVD dal titolo "Famiglia e Società, nuovi percorsi nell’educare"
E' possibile chiedere copia del DVD a Famiglie Nuove
via Isonzo, 64 - 00046 Grottaferrata (RM)
tel. +39 06 9411565 fax +39 06 9411614
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