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AZUR è presente e attiva sul mercato da più di 35 anni. Situata tra le verdi vallate del Chianti, è una tra le maggiori aziende in Italia nel campo degli arredi per la Prima Infanzia. Realizzare cose belle, utili, che possano essere funzionali alle esigenze delle mamme e accogliere, in piena sicurezza e in grande armonia, i primi passi del bambino è la nostra mission. Creatività, artigianalità, amore per il bello. AZUR in questi anni ha raccolto le sfide di un mercato in continua evoluzione ed è cresciuta rinnovandosi continuamente e creando sempre nuove linee di prodotti. I prodotti a marchio AZUR e il “segreto” che li anima sono a disposizione nei 600 punti vendita sparsi sull’intero territorio nazionale. AZUR distribuisce i prodotti a marchio BEABA e BEBECAR sul territorio nazionale.

mercoledì 2 novembre 2011

Marsupio terapia


Perché scegliere un marsupio porta-bebè
Circa trent’anni fa i neonatologi Edgar Rey e Hector Martinez introdussero la marsupio terapia in Colombia. Presto la pratica si diffuse in tutta l’America latina, poi in Asia e in Africa e negli anni ’90 in Francia, Svezia, Canada, Olanda e USA, dove prese il nome  di Kangaroo Mother Care. L’obiettivo della terapia era quello di rendere più naturali le cure riservate ai  bambini nati prematuramente, affrontando contemporaneamente l’insufficiente numero di incubatrici negli ospedali.
La pratica consisteva nel tenere il bambino prematuro in posizione eretta sul petto nudo della mamma (sinonimo di nutrimento), con la testa appoggiata sul petto per poter sentire i battiti del cuore e il calore del genitore.  I risultati non tardarono ad arrivare e il calo della mortalità diminuì considerevolmente. 
La relazione con la madre è l’elemento fondamentale per superare le difficoltà dello sviluppo. Il calore della mamma, il contatto pelle contro pelle, permette la sopravvivenza del bambino che non è ancora in grado di adattarsi da solo alla temperatura dell’ambiente. La posizione verticale inoltre favorisce la respirazione. Il bambino può rimanere in questa posizione per tutto il tempo necessario al completamento del suo sviluppo.In questa fase, la madre potrà separarsi affidandolo bimbo per brevi periodi ad altri familiari (al padre, alla nonna o a un fratello  a una sorella); in questo modo la relazione non si interrompe ma, al contrario, vengono rinforzati gli elementi di comunicazione e di riconoscimento reciproco che stanno alla base di un sano sviluppo della personalità del bambino.

Le ricerche dimostrano che in rapporto ad altri mammiferi, i nostri bèbè nascono con tre mesi “in anticipo”, ovvero il loro sviluppo non è da considerarsi ultimato subito dopo la nascita. Il neonato ha quindi bisogno del contatto prolungato con la mamma al fine di consolidare il ritmo cardiaco e la temperatura. Portare il bebè con un marsupio faciliterebbe quindi la transizione dal grembo materno all’ambiente, aiutando il bambino nell’adattamento.
     Riassumendo, ecco quali sono i principali vantaggi della marsupio terapia:
-       il contatto epidermico crea una naturale regolazione della temperatura
-       la posizione favorisce la respirazione e l’ossigenazione
-       la pratica sembra aumentare la produzione di latte materno
-       ne beneficia anche l’attività motoria del bambino: la posizione nel marsupio per il bambino è naturale e consente un corretto sviluppo delle sue anche e della colonna vertebrale    
-       il bambino sembra dormire più tranquillo e piangere meno e sono stati riscontrati benefici anche per quanto riguarda le coliche (spesso legate al pianto e alla difficoltà nel passaggio dallo stato di veglia al sonno).
Dopo tutto, non si tratta di una terapia recente ma di una tecnica molto antica conosciuta da millenni come unica modalità di sopravvivenza per bambini nati prematuri o sottopeso. Ora, anche nei Paesi industrializzati, si è ri-scoperta l’utilità e il vantaggio di portare il bambino con un marsupio (alternativa alla tradizionale fascia) tenendolo sulla pancia, sulla schiena o sul fianco sin dai primi giorni di vita fino ad un anno d’età e oltre (indicativamente dai 6 kg ai 18 kg ). Questo trasmette calore, protezione, sicurezza e, aspetto non meno importante, si concilia con le attività quotidiane della mamma. Gli esperti assicurano che la marsupio-terapia rende i bambini più quieti e migliora la relazione empatica tra madre-figlio.
                         
Anche per i papà l’esperienza relazionale con il bimbo e la condivisione, con la mamma, di questo modo di prendersi cura di    lui, favoriscono il rapporto. Per entrambi i genitori questo può significare anche una aumentata sicurezza e fiducia nelle proprie capacità di comprendere e soddisfare i bisogni del bambino.


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sabato 15 ottobre 2011

La comunicazione medico-paziente in campo pediatrico


Ognuno di noi, volente o nolente, si è dovuto confrontare con il sistema sanitario e più in particolare con i medici ed il loro gergo tecnico -  il "medichese" - che spesso pone una barriera tra medico e paziente, una mancata comprensione e un senso di inferiorità da parte di chi pur avendo bisogno della figura professionale non deve sentirsi in deficit. Ma la comunicazione non è esclusivamente linguaggio parlato. La prossemica, gli sguardi spesso mal direzionati, i gesti e le abitudini (quali la fretta e la scarsa pazienza) condizionano notevolmente i rapporti e quindi il modo in cui viene affrontata una situazione più o meno difficile. Un sorriso e una battuta di spirito, sempre nel rispetto dell’individuo, sono stimolo e forza per vivere meglio un problema di salute.
E che dire di quando il paziente è un bambino?  
Nel saggio Il linguaggio della salute, a cura di Alessandro Lucchini,Barbara Todisco analizza i diritti dei bambini in ospedale a partire dalla storia del piccolo Tommaso alle prese con la fame…
LA PRESA DELLA PASTIGLIA: BRUNO LO ZOZZO E I DIRITTI DEI BAMBINI IN OSPEDALE 
Ho ancora in mente la faccia del piccolo Tommaso, poco più di tre anni, che in ospedale si oppone al digiuno imposto cantando a squarciagola sulle note di Fra’ Martino: «Un panino, un panino… din don dan… datemi un panino, solo un panino din don dan». E a ogni camice bianco che passa chiede: «Dottore, almeno un panino me lo deve dare!»
Il dottore lo guarda. Si legge sul suo viso che non sa come spiegare. Così si rivolge alla mamma: «Signora non possiamo dare niente fino a questa sera, mi dispiace».
E lì, da quel deve, ho iniziato a pensare e a guardarmi intorno: le culle fredde e opprimenti con quelle sponde di alluminio, un Bambi ormai azzoppato degli anni Settanta sulla parete, piccole stanze con quattro lettini dove convivono quattro bambini e otto apprensivi genitori, una ludoteca grande quanto un francobollo con cento colori, di cui novantanove senza punta e nemmeno un temperamatite, e sei nani di plastica orfani di Cucciolo.
A tre anni, anche se non ne è consapevole, Tommaso usa un deve che dà voce ai suoi diritti e ci fa comprendere l’importanza di dargliene conto. Il ricovero di un bambino in ospedale è sempre un momento delicato per la famiglia, che vive nell’ansia, ma soprattutto è una difficile, dolorosa e spesso inaspettata esperienza per il bambino, che viene strappato dalla vita serena di tutti i giorni. In questo contesto è fondamentale comunicare direttamente con lui, spiegargli le motivazioni e renderlo conscio dei suoi diritti, affinché possa collaborare alle cure e al processo di guarigione.
Una risposta concreta a questa esigenza la dà il Meyer, l’ospedale pediatrico di Firenze, che fin dal sito web dimostra un’attenzione rara alla comunicazione con i bambini. Entrate nella home page www.meyer.it e andate nella sezione dedicata ai piccoli, la «presa della pastiglia». Qui i bambini vengono accolti da due originali personaggi che li accompagnano a zonzo per l’ospedale: Bruno lo Zozzo, un bambino che ama poco l’acqua, e il suo fido compagno il Maialino Giovanni. Bruno lo Zozzo è un bambino vero in cui tutti i bambini possono identificarsi: non ama lavarsi, ha sempre qualche macchia sul vestito, gli piace giocare, combina guai e ogni tanto si fa male.
Testimonial ideale, perché con la sua personalità consente un’immediata identificazione con i bambini. È lui che insegna i loro diritti.
 “I miei diritti al Meyer:
Noi bambini abbiamo in nostri diritti anche in Ospedale! L’ho scoperto quando mi sono rotto la gamba e adesso ve li racconto!!
E via con l’elenco:
• il diritto di tornare prima possibile a saltare nelle pozze di fango (godere del massimo grado di salute, ricevere il miglior livello di cura e assistenza);
• il diritto di rimanere Bruno lo Zozzo anche con la gamba ingessata (rispetto delle propria identità, sia culturale sia personale e religiosa);
• il diritto di sapere perché mi fa male la gamba e cosa dovrò fare per guarire (essere informato sulle proprie condizioni di salute, con un linguaggio comprensibile e adeguato; essere coinvolto nell’espressione dell’assenso/dissenso alle pratiche sanitarie);
• il diritto, quando è possibile, di scegliere tra una supposta e una puntura (esprimere liberamente la propria opinione su ogni questione che lo interessa, usufruire di un rapporto riservato paziente-medico, chiedere e ricevere informazioni);
• il diritto di piangere se mi fa male la gamba e di arrabbiarmi se sono stufo di stare a letto (manifestare il proprio disagio e la propria sofferenza, essere sottoposto agli interventi meno invasivi e dolorosi);
• il diritto di sentirmi a casa mia anche all’ospedale (tutela del proprio sviluppo fisico, psichico e relazionale; vita di relazione anche nei casi di isolamento; non essere trattato con mezzi di contenzione; rispetto della propria privacy).                          Per finire con una domanda: «E voi, quali diritti vorreste al Meyer?».
E le relative risposte di alcuni piccoli pazienti: «Il diritto di dormire fino a tardi, non tenere i cateteri per tanti giorni, giocare a carte, disegnare, far ridere, far piangere, vedere la televisione, mangiare bene e cose buone, stare con la mamma e papà anche la notte…».
Anche una tematica così complessa, dunque, si può spiegare a un bambino. I diritti di Bruno lo Zozzo sono semplici, chiari, comprensibili e soprattutto, cosa non comune, sono spiegati con le parole e i modi di un bambino. Con un’attenzione in più: l’uso di un linguaggio sincero, che crea vicinanza e relazione. Aspetto fondamentale, perché il rapporto positivo e costruttivo aiuta il processo di guarigione dei piccoli, aiuta a sperare e aiuta a vivere meglio una condizione difficile.

mercoledì 10 agosto 2011

Dalla genitorialità ai nuovi legami nel web


Parte II. IL WEB 2.0 DELLE MAMME
In continuità con i precedenti post - quelli del mese scorso - parliamo delle "Mamme 2.0" e della generazione di neogenitori che sta facendo crescere una nuova Rete di Legami nel Web.  
Tra poco più di un mese, precisamente il 24 settembre 2011, si svolgerà a Milano il MomCamp: un incontro gratuito aperto a tutti, a cui parteciperanno tante mamme blogger, ma non solo. Evento che prende spunto dai BarCamp (non-conferenze collaborative, dove chiunque può parlare, proporre un argomento e discuterne con gli altri, con lo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità, la divulgazione e la diffusione dei temi legati al Web), il MomCamp è organizzato dalla stessa Community che ogni giorno si confronta sulla pagine Web, con il supporto di agenzie come Fattore Mamma e Hagakure.
Gli stessi temi dell’incontro sono decisi da chi vi partecipa o vi vorrebbe partecipare. Quest’anno gli argomenti principali (discussi su Facebook o direttamente su www.momcamp.it)  ruotano proprio attorno al futuro delle mamme online, dei blog fatti dalle mamme per le mamme, del nuovo target di comunicazione delle aziende del settore - come la nostra  - e perché no, del fenomeno mediatico che le mamme e i papà attivi stanno alimentando con la loro "partecipazione". Partecipazione è una delle parole- chiave assieme a condivisione, diffusione dell’informazione, comunicazione e ascolto.
Tutto ciò sta creando anche nuovi orizzonti nel mondo del lavoro e nuove figure professionali, flessibili e adattabili alla società attuale.
Insomma, tutto sembra rivolto alla creazione di una Comunità nuova e ricca di risorse, dove chiunque può esprimere la propria voce, ha il diritto di fare domande e di essere ascoltato, dove anche la mamma a tempo pieno può ritagliarsi il proprio spazio creativo oppure svolgere un vero e proprio lavoro sul Web, che sia fonte di soddisfazione, riconoscimento e fiducia. È una Comunità che si presuppone crescere sulla base di sentimenti d’amicizia, di condivisione e di aiuto reciproco.
A questo punto sorge spontaneo pensare a come tutto questo nuovo panorama di possibilità e percorsi abbia anche degli effetti sulla vita delle nostre famiglie e dei nostri bambini, visto che si tratta della società che ruota attorno a loro.         
E in merito a questo ci piace citare proprio la pagina di un blog, di Mestiere di Mamma, in cui ci viene consigliata la lettura di Non solo di mamma e papà vivono i figli. Lettera ad un genitore della psychologic generation, dell’educatore Marco Tuggia. MestiereDiMamma scrive:  «Con i legami leggeri a far crescere i bambini è un intero villaggio, senza troppi stress, con una responsabilità condivisa. In fondo...di chi è mio figlio? Lo posso un po’ spartire con gli altri, per il suo bene?». (vedi nota)  
In quest’ottica si alimentano le relazioni al di là della cerchia famigliare, ci si sostiene tra vicini di casa, si danno consigli ad amici e amiche "di blog", si discutono argomenti interessanti ai BarCamp, si diventa un interlocutore per le aziende che hanno la necessità di ascoltare e comunicare con le persone e con l’intera comunità. Per le aziende, infatti, non esiste più un target definito su dati statistici (età, provenienza ecc…) ma esistono relazioni tra persone competenti, "tribù" e contenuti liberi di viaggiare sul Web. Ma questo è un altro vasto argomento.
Sperando di contribuire al bene della Rete delle mamme online e di aver alimentato a nostra volta il dialogo, auguriamo a tutti delle buone vacanze estive!
Un pensiero in particolare per le future mamme e i futuri papà che nei prossimi giorni vivranno il miracolo della vita.
Ciao da Azur!
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