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AZUR è presente e attiva sul mercato da più di 35 anni. Situata tra le verdi vallate del Chianti, è una tra le maggiori aziende in Italia nel campo degli arredi per la Prima Infanzia. Realizzare cose belle, utili, che possano essere funzionali alle esigenze delle mamme e accogliere, in piena sicurezza e in grande armonia, i primi passi del bambino è la nostra mission. Creatività, artigianalità, amore per il bello. AZUR in questi anni ha raccolto le sfide di un mercato in continua evoluzione ed è cresciuta rinnovandosi continuamente e creando sempre nuove linee di prodotti. I prodotti a marchio AZUR e il “segreto” che li anima sono a disposizione nei 600 punti vendita sparsi sull’intero territorio nazionale. AZUR distribuisce i prodotti a marchio BEABA e BEBECAR sul territorio nazionale.
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giovedì 27 settembre 2012

Bambini e animali: i doni della relazione empatica

La pet therapy destinata ai bambini sembra davvero mettere d’accordo tutti: medici pediatri, psicoterapeuti e altri professionisti, fondazioni, genitori, veterinari e addestratori riconoscono il grande valore della relazione tra i bambini e gli animali.
Il rapporto con gli animali può donare tanto a qualsiasi bambino, sia quando sono in atto particolari problematiche (relazioni d’aiuto) sia quando si parla della vita quotidiana di una famiglia.
«I bambini che crescono con gli animali domestici hanno sicuramente una capacità empatica, di leggere e comprendere le emozioni e i comportamenti altrui maggiore, proprio perché allenati fin dalla più tenera età all’osservazione di un essere vivente ricco di bisogni fisici ma anche psicologici come un animale, ma difficilmente interpretabili». Sono parole della dott.ssa Francesca Mugnai, Presidente della Onlus “Antropozoa” e responsabile della pet therapy presso l’ospedale Meyer di Firenze.
Generalmente, molti animali possono entrare in sintonia con le persone e, nello specifico, con i bimbi: gatti, cavalli, conigli, asini [onoterapia], uccellini, delfini… certamente, però, è il cane uno dei loro migliori amici. Per la sua storia, il cane è l’animale con cui un bambino riesce a comunicare meglio. La relazione tra loro è particolarmente empatica e basata sullo scambio di emozioni a un livello tale da generare fiducia nei bambini.
I cani possono motivare e incoraggiare i cuccioli d’uomo, ad esempio a correre, a muoversi, a saltare (le terapie di riabilitazione motoria lo confermano) e sono in grado di calmarli quando qualcosa non va, riducendo le tensioni. Perciò, in presenza di problematiche fisiche o comportamentali ed emotive, questi dolci quadrupedi diventano un vero e proprio sostegno terapeutico. La pet therapy è quindi considerata una grande risorsa per i bambini e non è una pratica da sottovalutare: in quanto disciplina complessa e delicata, che coinvolge animali, bimbi, operatori specializzati e famiglie, merita una formazione ed un riconoscimento specifici.
In una comunicazione del Ministero della Salute si parla di terapia per i bambini ricoverati in ospedale: questi soffrono spesso di stati di depressione, quindi di disturbi del comportamento, del sonno, dell'appetito e dell'enuresi dovuti a sentimenti di ansia, paura, noia e dolore, determinati dalle loro condizioni di salute, dal fatto di essere costretti al ricovero, lontani dai loro familiari e dalla loro casa. Un programma di “Attività Assistite dagli Animali” «dimostrano che la gioia e la curiosità manifestate dai piccoli pazienti durante gli incontri con l'animale consentono di alleviare i sentimenti di disagio dovuti alla degenza, tanto da rendere più sereno il loro approccio con le terapie e con il personale sanitario». Inoltre, le diverse attività organizzate in compagnia e con lo stimolo degli animali creano un clima di socializzazione e serenità che è in grado di migliorare la qualità della vita in particolari situazioni.
Ecco che, più in generale, c’è una maggiore attenzione all’utilizzo della pet therapy negli approcci educativi tradizionali, come prevenzione di problemi relazionali e affettivi e come strada verso il benessere.

Per approfondimenti invitiamo a consultare le seguenti pagine:

giovedì 30 agosto 2012

L’aggressività: un impulso naturale per crescere

Tra i 2 e i 5 anni i bambini si comportano spesso in modo aggressivo con gli altri, genitori, nonni, amichetti dell’asilo, nessuno escluso! Aggressività e atteggiamenti di rabbia mettono un po’ paura a mamma e papà: sia perché si teme che il bimbo si faccia male o faccia male ad altri bambini, sia perché si ha paura di “sbagliare” nell’educazione dei figli e di essere giudicati.
Il passo verso una serena gestione di queste situazioni è comprendere che l’aggressività dimostrata dal bambino è una forza naturale e funzionale alla sua crescita.
Certo, esiste un tipo di sentimento e comportamento aggressivo che si può definire “negativo” e che nasconde dei disagi, ovvero paure e ansie. Accade per esempio quando c’è della gelosia nei confronti del fratello o della sorella, oppure quando il bimbo vorrebbe stare con i genitori anziché con i nonni… In questi momenti, la sua paura più forte è quella di essere ignorato, quindi reagisce scatenando la sua “rabbia” per attirare l’attenzione: si arrabbia proprio con chi ama di più e con chi si prende cura di lui.
Che cosa possiamo fare? Cercare di calmarlo, parlargli con serenità e abbracciarlo, facendogli sentire che siamo là “con e per” lui. Reprimere i comportamenti aggressivi dando a essi un peso eccessivo o, al contrario, ignorarli, rischia di confondere il bambino anziché aiutarlo a capire come gestire i propri impulsi.
"L'aggressività fa parte dell'espressione primitiva dell'amore”, sono parole del pediatra e psicanalista infantile D.W.Winnicott e, in quanto tale, rappresenta anche un istintivo modo per comunicare con gli altri.
La ricerca del contatto fisico, anche con graffi e morsi, è un modo per relazionarsi, confrontarsi e distinguersi dagli altri ed è un modo per comprendere il mondo.
Come abbiamo sottolineato spesso, la strada verso l’autonomia è un’avventura, una continua “esplorazione” di ciò che lo circonda. Toccare il cibo con le mani e mordicchiare un altro bambino sono entrambi comportamenti naturali e positivi che segnano il percorso di crescita.
Detto ciò, mamma e papà, se i bambini si azzuffano, lasciateli fare!
… tenendo comunque tutti gli occhi aperti ;-) 

venerdì 13 luglio 2012

L’autonomia, una conquista per tutta la famiglia

Negli ultimi aggiornamenti, abbiamo dedicato particolare attenzione all'allattamento al seno; ora, invece, pensiamo ai bambini più "grandicelli" e alle loro mamme e parliamo di alcune tappe importanti della crescita, che segnano il raggiungimento di una loro maggiore autonomia.
Alcune impegnative conquiste, come addormentarsi e dormire da solo oppure usare il vasino, rappresentano graduali progressi che hanno bisogno di tempo e dedizione. È importante che i genitori trasmettano al bambino la sicurezza in se stesso e mai la sensazione di fallimento se qualcosa non va “secondo i piani”. Ogni bambino infatti reagisce a modo suo e con i suoi tempi, quindi, non deve sentirsi obbligato a fare determinati “passi”. Perciò, una maggiore indipendenza del bambino è una vittoria per tutta la famiglia.
Ci torna in mente Tata Lucia del celebre programma televisivo “SOS Tata”: uno dei suoi motti è “la famiglia è una squadra, o si vince tutti o si perde tutti”.
:-)
Il bambino va incoraggiato: quando vede la mamma felice anche lui/lei si sente felice, ricompensato, soddisfatto. Un abbraccio, un elogio e un bel sorriso saranno uno stimolo per affrontare il passo successivo.
I progressi però non vanno eccessivamente caricati di significato e bisogna considerare che il percorso verso l’autonomia è spesso altalenante: la prima volta sul vasino è entusiasmante per il piccolo, ma la seconda volta potrebbe essere fastidiosa!
Il bambino ha la tendenza a somigliare ai genitori, così, se il bimbo vede la mamma lavarsi i denti, vorrà imitarla e fare lo stesso.
Flessibili sì, ma non indecisi e confusi. Mamma e papà devono prendere delle decisioni per la crescita del bambino e mantenerle con atteggiamento risoluto. Quando si decide di intraprendere la strada dal pannolino al vasino, lo si fa con una certa fermezza. Certo, si può sospendere e riprendere, ma non di giorno in giorno!
Ultimo consiglio: in una squadra l’unione fa la forza! Quindi tutta la famiglia, nonni compresi se coinvolti nell’educazione dei bambini, deve insegnare più o meno le stesse cose e nella stessa maniera.


Fonte consultata: Guido Brusoni, R. Moretto, L. Venturelli, ­Da 0 a 6 anni. Una guida per la famiglia, Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, 2007